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Derive liberticide o tutela dei diritti?

La Conferenza episcopale italiana si è espressa sul disegno di legge sull’omofobia che giace nei cassetti della Commissione giustizia del Senato dal 7 ottobre scorso, che è stato presentato dal deputato del Pd Alessandro Zan il 2 maggio 2018 e la cui votazione è prevista a luglio. La Cei ha detto che “un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.

Un simile pronunciamento è contrario ai principi della laicità o si tratta di semplice libertà di espressione da parte di una istituzione religiosa che, con ogni evidenza, non ha risolto nessuno dei suoi problemi rispetto alle questioni che riguardano il sesso?

Non credo che la risposta sia scontata, perché se così fosse dovremmo avere il coraggio di stigmatizzare ogni pronunciamento dei Vescovi sull’attività legislativa anche quando esso esprime contenuti molto più condivisibili, solidaristici o sociali.

La risposta è nel vento, ma per approfondire vi rimando all’articolo pubblicato da Jennifer Guerra su The Vision

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Raccolti dai Social

Quando i vescovi esigono

La dichiarazione con la quale la CEI reagisce alle linee guida annunciate ieri sera per la cosiddetta fase 2 (vedi sotto) costituisce un documento di considerevole interesse. L’esordio: “Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”. Cioè: poiché il nostro impegno sociale nasce dall’eucaristia, non è chiaro come faremo a portarlo avanti, se ce le negate. Sappiatevi regolare, perché senza di noi siete in guai ancora peggiori.
Per quanto riguarda il seguito, offriamo una traduzione in lingua corrente. Finora abbiamo fatto il nostro e non abbiamo piantato grane: con l’aria che tira, avreste dovuto ringraziarci. Che cosa fare da qui in avanti ve l’abbiamo detto e ridetto e ci aspettavamo che avreste obbedito. A questo punto consigliamo, a voi e ai vostri comitati scientifici, un solerte ravvedimento.

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Discriminazione religiosa al tempo del Coronavirus

La discriminazione religiosa al tempo di facebook e del corona virus funziona così:
Un ente religioso che da decenni beneficia di accordi privilegiati con lo stato italiano, frutto di ancora più vecchi accordi stipulati con una dittatura fascista, decide di mandare il suo rappresentante a fare un atto simbolico di benedizione.
Il fatto viene ripreso sulla tv nazionale a reti unificate e a livello mondiale.